Viola

Oggi è un giorno speciale: dopo tanto lavoro, finalmente è uscito il mio album “Viola”!

Viola come il nome di mia figlia; viola come il colore di chi desidera piacere ed essere accettato; viola come l’unione del rosso, sinonimo di forza ed energia e del blu, che richiama la calma e la malinconia.

Il Pierrot ed il Joker del primo piano della copertina richiamano questi due aspetti della mia personalità che si ritrovano anche nelle atmosfere del disco.

Ho iniziato questo percorso artistico in punta di piedi, prima con la sola idea di registrare qualche vecchia canzone, poi ritrovando il gusto di rimettermi in gioco e scrivere nuovi brani.

Ho dato il massimo per realizzare un lavoro che non cadesse nella tentazione di rincorrere i generi del momento e proponesse canzoni con arrangiamenti attuali ma non ripetitivi.

La prima parte del lavoro presenta sonorità elettroniche ed atmosfere un po’ cupe mentre, nella seconda parte, si passa a brani con arrangiamenti più rock ed acustici.

I testi spaziano su più fronti: dalla rabbia nei confronti di chi infierisce sui più deboli, alle difficoltà dei rapporti di coppia, dalla descrizione delle proprie inquietudini, allo sguardo positivo verso il futuro, dall’apprezzamento di ciò che ci circonda al riconoscimento del proprio talento.

Viola è un disco che inizia con rabbia e termina con serenità; contesta, quasi insulta, ma poi trova conforto nel gioco della vita quotidiana.

Penso che ogni ascoltare possa trovare la propria canzone, mi auguro che qualcuno le possa apprezzare tutte:

Connettiti con le realtà

Freddissima anima

Vivo e muoio

Questi miei limiti

Una nuova idea

Vienimi a salvare

La perfezione

La mia creatività

In questi giorni nella mente

 

Buon ascolto!

!

VARIGOTTI FESTIVAL

Ho ricominciato a fare musica 2 anni fa dopo 15 anni di totale inattività.

Il 26 luglio canterò “Vienimi a salvare” alla finale del Varigotti Festival – premio nazionale per la canzone d’autore Emergente.

Che il mio nome compaia nella lista dei cantautori finalisti, definiti come proposte meritevoli e rappresentative della nuova musica d’autore italiana, è un regalo incredibile che coincide, tra l’altro, con l’uscita del mio disco “Viola”.

Sono grato al direttore artistico Roberto Grossi per l’opportunità.

Non potevo chiedere di meglio!

 

Passaggi radiofonici a pagamento: Francesco Baccini ci apre gli occhi.

Una piccola etichetta discografica mi ha fatto una proposta vantaggiosissima: a fronte di un piccolo rimborso spese di mille euro (!) avrebbe segnalato una mia canzone a mille radio italiane e, nel caso in cui un network avesse deciso di trasmetterla, mi avrebbe proposto un contratto.

Pensate che meraviglia: un professionista di un network radiofonico avrebbe ascoltato un mio brano e, se lo avesse giudicato valido, l’avrebbe messo in programmazione facendolo conoscere a milioni di persone!

Un mestiere stupendo: ascoltare canzoni, scegliere le migliori, creare un’offerta musicale variegata e di qualità, dare un’opportunità a decine di artisti.

Ho l’impressione però che il mondo non sia così pulito e profumato come vorrebbe far credere il furbo discografico a caccia dei mille euro (solo un rimborso spese, per carità!).

La verità è stata rivelata da Francesco Baccini che scrive in un post di Facebook:

“Nella musica ben poca gente sa come funzionano i network radiofonici ad esempio…. Tutto quello che passa lì… passa solo perché paga, non certo per la qualità della proposta musicale. Le modalità di pagamento vanno dalla cessione delle edizioni al Cash e addirittura casi di cessione dei propri diritti d’autore. Roba che “la mafia è uno scherzo”. Oggi un nuovo Dalla o un nuovo Battisti o De Andrè o Tenco non avrebbero nessuna possibilità. E voi (pubblico) continuate ad ascoltare passivamente tutta la merda che vi viene propinata quotidianamente; anzi la trovate anche buona. È la legge della pubblicità a furia di martellare quotidianamente alla fine qualsiasi cosa diventa familiare.”

Quindi, se ho ben capito, le radio che ascoltiamo ogni giorno ci propongono canzoni di artisti per i quali sono stati acquistati gli spazi, come fossero degli spot pubblicitari.

Naturalmente la qualità di quello che viene trasmesso non è presa lontanamente in considerazione, tanto a noi piace sempre tutto, basta non conoscere o non ricordare quello che è stato prodotto in passato.

 

I giudici sono più mediocri degli artisti?

L’altra sera, ad un concorso canoro, assistevo all’esibizione di un ragazzo che cantava “Impressioni di settembre” della PFM (grande scelta per un ventenne!).

Ero in piedi in fondo al teatro e, davanti a me, era seduta la prestigiosa giuria  composta da massimi esperti del settore.

Con gli occhi sgranati, ho osservato la scena di alcuni signori giurati che prendevano sfacciatamente per il culo il cantante, sghignazzando, imitando  alcuni passaggi vocali e la gestualità del ragazzo.

Immagino che il gran divertimento dei giurati sia proseguito ascoltando anche altri concorrenti.

In altre occasioni, ho avuto modo di apprezzare la discrezione di giurati più educati: alzavano gli occhi dal telefonino solo per vedere la reazione del pubblico e decidere così le sorti del cantante.

Rimango senza parole di fronte al cinismo degli “addetti ai lavori” di un settore che non sa offrire nessuna opportunità all’infuori del circo dei talent show.

Sul palco c’è gente che si applica con passione ed, in platea, la mediocrità di chi giudica. Cosa? Non si sa.

Una nuova idea

L’ultimo anno e mezzo è stato particolarmente intenso. Con una buona dose di coraggio, ho ripreso la strada che avevo abbandonato molti anni fa.

Come in ogni ambito della vita, se si vuole realizzare qualcosa di importante, sono necessarie costanza, determinazione e molto lavoro. Evidentemente, a 20 anni ero più portato a sognare che ad attuare una strategia che potesse realmente portare a qualcosa di concreto. Non ero solo: ero il chitarrista di una band e, naturalmente, l’autore della canzoni. L’avventura finì e divenni finalmente una persona seria.

Cosa porta un uomo con una vita ordinariamente soddisfacente a prendere lezioni di canto, registrare vecchie canzoni, scriverne di nuove, girare videoclip ed, infine, realizzare un disco? No, non chiamatela crisi di mezza età, se fosse così la augurerei a tutti! La possiamo chiamare voce interiore, consapevolezza del tempo che passa, oppure si tratta della semplice, fastidiosa sensazione di aver lasciato qualcosa di incompiuto.

La mia vita è cambiata? Sì, ora ho, praticamente, due lavori. Tornerei indietro? Noooo!