Passaggi radiofonici a pagamento: Francesco Baccini ci apre gli occhi.

Una piccola etichetta discografica mi ha fatto una proposta vantaggiosissima: a fronte di un piccolo rimborso spese di mille euro (!) avrebbe segnalato una mia canzone a mille radio italiane e, nel caso in cui un network avesse deciso di trasmetterla, mi avrebbe proposto un contratto.

Pensate che meraviglia: un professionista di un network radiofonico avrebbe ascoltato un mio brano e, se lo avesse giudicato valido, l’avrebbe messo in programmazione facendolo conoscere a milioni di persone!

Un mestiere stupendo: ascoltare canzoni, scegliere le migliori, creare un’offerta musicale variegata e di qualità, dare un’opportunità a decine di artisti.

Ho l’impressione però che il mondo non sia così pulito e profumato come vorrebbe far credere il furbo discografico a caccia dei mille euro (solo un rimborso spese, per carità!).

La verità è stata rivelata da Francesco Baccini che scrive in un post di Facebook:

“Nella musica ben poca gente sa come funzionano i network radiofonici ad esempio…. Tutto quello che passa lì… passa solo perché paga, non certo per la qualità della proposta musicale. Le modalità di pagamento vanno dalla cessione delle edizioni al Cash e addirittura casi di cessione dei propri diritti d’autore. Roba che “la mafia è uno scherzo”. Oggi un nuovo Dalla o un nuovo Battisti o De Andrè o Tenco non avrebbero nessuna possibilità. E voi (pubblico) continuate ad ascoltare passivamente tutta la merda che vi viene propinata quotidianamente; anzi la trovate anche buona. È la legge della pubblicità a furia di martellare quotidianamente alla fine qualsiasi cosa diventa familiare.”

Quindi, se ho ben capito, le radio che ascoltiamo ogni giorno ci propongono canzoni di artisti per i quali sono stati acquistati gli spazi, come fossero degli spot pubblicitari.

Naturalmente la qualità di quello che viene trasmesso non è presa lontanamente in considerazione, tanto a noi piace sempre tutto, basta non conoscere o non ricordare quello che è stato prodotto in passato.

 

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